Se non usi la tua voce, nessuno ti sente

Trova la tua voce e poi lasciala parlare!

“Mi si nota di più se faccio rumore o se rimango in silenzio?”.

Abbiamo parafrasato l’iconica battuta del grande Nanni Moretti per fare una riflessione su come dovrebbero o non dovrebbero comunicare i brand per attirare l’attenzione. Ecco la nostra risposta:

Un Brand si nota quando usa una voce mai sentita prima.

Solo con quella voce si farà notare, sia con le parole che dice, sia con i suoi silenzi. Al contrario del risaputo “bene o male, purché se ne parli”, è l’unicità combinata all’autenticità a lasciare il segno.

Ci vuole coraggio per essere una voce fuori dal coro, oltre che per scoprire quale sia questa voce, con il suo tono, il suo gergo, la sua peculiarità. È quello che ha fatto il laboratorio creativo Lost Time insieme a noi, un progetto che ci ha entusiasmato.

Caso Studio: Lost Time e il tono di voce

Più di una semplice stamperia: Lost Time è una vera e propria officina creativa al servizio della comunicazione, uno spazio eclettico dove le idee si materializzano. I due fondatori Sergio e Barbara si sono rivolti a noi perché desideravano raccontare il valore di ciò che hanno creato con una voce inedita e non convenzionale.

Qui entra in gioco la definizione del tono di voce (o tone of voice) del brand, che indica la tonalità, le espressioni, lo stile della comunicazione. Il tono di voce studiato sulla propria identità di brand permette di avere sempre le parole giuste a portata di mano!

Di certo, Sergio e Barbara non hanno perso tempo a farci conoscere la personalità di Lost Time: trasformativa, appassionata e creativa. Il passo successivo era raccontare l’essenza del brand in poche, pochissime parole.

Il Payoff, ovvero il Brand in una manciata di parole

Il primo passo per la comunicazione di un brand dopo il naming, cioè il nome del brand, è il payoff, una sintesi dell’essenza del brand che rimane immutata proprio perché ne costituisce la promessa.

Il naming “Lost Time” era già quello definitivo. D’altronde, si parla di un piccolo mondo immersivo in cui è facile perdersi tra idee, creazioni, visioni, progetti, fino a perdere anche la cognizione del tempo… un nome azzeccato, che nascondeva però una possibile difficoltà di comprensione, legata all’accezione negativa spesso associata con il verbo “perdere”.

Per questo, ci siamo trovati davanti una sfida: creare un payoff che potesse smorzare l’impatto negativo insediato nel naming e ne rafforzasse invece la particolarità.

Poche parole, quelle giuste

Come ottenere l’obiettivo che ci eravamo prefissati? Con un bellissimo gioco di parole!

Partendo da un’accoppiata semantica molto conosciuta – Lost&Found, il punto di raccolta degli oggetti smarriti – è nato il payoff Found People.

Non solo un’idea giocosa che incuriosisce, ma anche una precisazione fondamentale per comunicare cosa fa davvero Lost Time, cioè connettere persone, trovare contatti.

Lost&Found: è qui la tua voce!

Hai perso le parole? Eppure ce le avevi qua, un attimo fa… no, quello era Ligabue! Parlando invece del tuo brand, con che voce sta parlando? È coerente con la sua identità?
Questa è l’occasione per scoprirla, o crearla da zero: