“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.”
L. PirandelloIl fu Mattia Pascal
La nostra evoluzione in Lunyx.
Per molto tempo, il nostro nome è stato quel classico dettaglio che ti costringe a dare spiegazioni non richieste.
Ci conosci come Mc Studio, e ci chiameremo così ancora per poco.
Non era un nome “sbagliato”, per carità. Ma con il tempo era diventato come quel soprannome dell’adolescenza che ti resta incollato addosso anche quando sei diventato adulto: affettuoso, certo, ma decisamente fuori luogo quando ti presenti a un tavolo importante (soprattutto con degli sconosciuti).
C’era sempre quella virgola fuori posto. Quel piccolo inciampo invisibile che costringeva noi (e chi ci ascoltava) a fare uno sforzo di immaginazione in più, proprio sul più bello. Succedeva spesso che quel suono, “Mc”, portasse la mente a fare giri strani.
Invece di evocare strategia e design, faceva venire in mente menù con patatine fritte o rime e cappellini da rapper anni Novanta. A questo si aggiungeva l’eterno dubbio sulla pronuncia: si legge “Mac” o “Em-Ci”? Dover allegare le istruzioni per l’uso al proprio nome ci toglieva spontaneità, un po’ come dover spiegare una battuta: se devi farlo, l’atmosfera si è già raffreddata.
Erano associazioni involontarie, a tratti anche divertenti, ma ammettiamolo: quando vuoi parlare di Brand Identity non vuoi che il tuo interlocutore stia pensando a un cheeseburger. Non era solo una questione di immagini, era anche un fatto di pronuncia. Il nome veniva storpiato, masticato, confuso.
Mentre la nostra identità diventava nitida e tagliente, non potevamo più convivere con questo “sassolino nella scarpa”. Potevamo far finta di niente, oppure potevamo fare quello che consigliamo ogni giorno ai nostri clienti: evolvere.
Abbiamo scelto di riscrivere la nostra storia, partendo proprio dall’anagrafe.
Il Naming non è un’etichetta, è la sintesi del Branding
Scegliere un nome è forse l’atto creativo più puro e delicato che esista nel nostro mestiere. Significa creare qualcosa dal nulla e dargli il potere di evocare un mondo intero in una manciata di lettere. Un nome non è fatto solo per essere letto su un biglietto da visita, è fatto soprattutto per risuonare nella mente delle persone. Più che un’etichetta statica, è un messaggio che viaggia di bocca in bocca e lavora per te prima ancora che tu abbia iniziato a parlare.
Quando ci siamo seduti per progettare il nostro, abbiamo cercato un’alchimia precisa. Volevamo unicità. In un mercato rumoroso e affollato, se il tuo nome assomiglia a quello di altri rischi di diventare invisibile. Il naming deve tracciare un confine netto, deve piantare una bandiera su un territorio che appartiene solo a te.
Noi volevamo smettere di essere confusi con altri immaginari, volevamo uno spazio che fosse inequivocabilmente nostro.
Farsi sentire prima di farsi capire.
Un nome deve scorrere, deve avere un ritmo che si fissa nella memoria uditiva senza inciampi.
La brevità non è un banale vezzo stilistico, ma pura aerodinamica: serve a viaggiare veloci nella mente delle persone, riducendo al minimo lo sforzo di chi ascolta.
Ma soprattutto, un grande nome non deve limitarsi a descrivere cosa fai.
I nomi descrittivi informano, i nomi evocativi ispirano. Un buon naming deve aprire una finestra, trasmettere una visione, farti sentire il brand prima ancora di capirlo razionalmente.
Anche i giganti cambiano orbita
La paura di cambiare nome è una vertigine comune, ma la storia del branding ci insegna che spesso è un passo necessario per diventare grandi. Il pubblico non si lega a una sequenza di lettere, ma al valore e all’identità che quelle lettere rappresentano.
Pensiamo a Google, che è nato con il nome (improbabile) di BackRub. Dire “L’ho cercato su BackRub” ha un suono macchinoso, privo di respiro. Google, al contrario, è diventato pura iconicità: un nome che ha reso l’idea di navigare universale, semplice e immediata. Infatti si può dire: “l’ho googlato”, difficilmente si sarebbe potuto pronunciare: “l’ho backrubbato”. O a Nike, che ha iniziato la sua corsa chiamandosi Blue Ribbon Sports. Questi brand hanno cambiato pelle perché la loro visione era diventata troppo vasta per il vecchio contenitore. Comunicavano poco, erano troppo “descrittivi” senza trasmettere la loro unicità.
Avevano bisogno di parole che evocassero universalità, vittoria, infinito. Ma c’è di più. Hanno capito che per diventare memorabili dovevano passare dalla descrizione alla pura iconicità. Sono passati dalla complessità di tante parole alla potenza di una sola. Nel caso di Nike, hanno abbandonato un nome che avrebbe potuto avere chiunque per abbracciare il mito della Nike di Samotracia, la vittoria alata.
E la scelta sembra essere stata vincente, come dargli torto?
Lunyx: anima lunare, cuore digitale
Anche noi avevamo bisogno di un nuovo universo narrativo capace di contenerci. Così è nato Lunyx. Non è una parola scelta a caso, ma la fusione perfetta di due anime che convivono nella nostra brand identity. C’è la radice “Lun”, che evoca immediatamente la Luna. È un richiamo alla ciclicità, all’intuito, alla capacità di riflettere la luce e illuminare le zone d’ombra. Rappresenta la parte umana, empatica e profondamente creativa del nostro lavoro.
A questa radice morbida abbiamo aggiunto il suffisso “-yx”. Un suono più riconoscibile, tecnologico, digitale. Rappresenta la precisione, la strategia e la struttura solida che sorregge ogni nostra intuizione. Lunyx è l’incontro tra il sogno e la concretezza. È la bussola che abbiamo inserito nel nostro logo: uno strumento antico e infallibile per orientarsi nel caos moderno, per tracciare rotte inesplorate e seguirle con costanza.
Cambiare (quasi) tutto per essere noi stessi
In questa trasformazione c’è però una costante che non abbiamo voluto toccare: il viola. Abbiamo cambiato le parole, abbiamo ridisegnato le forme, ma abbiamo tenuto stretto il colore che ci veste da sempre. In un oceano di blu aziendali rassicuranti e di rossi aggressivi, il nostro viola continua a vibrare su una frequenza diversa, unica.
È il colore della trasformazione e della creatività profonda. Non siamo diventati “un’altra cosa”. Siamo diventati davvero noi stessi. Più a fuoco, più nitidi, finalmente liberi da interferenze. E oggi più che mai siamo pronti a dare voce alla tua unicità.
E il tuo brand? Parla chiaro o ha bisogno dei sottotitoli? Se senti che il tuo nome non ti rende giustizia, non aspettare che diventi un “sassolino” troppo fastidioso.
Noi sappiamo bene come ci si sente (e soprattutto come se ne esce).
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